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Che ne sarà di noi?, di Mara Antonaccio

Oggi

Chi di noi non si è mai fatto questa domanda, prima o poi nella vita e, in tutta onestà intellettuale, quanti hanno saputo darsi una risposta? Il quesito sembra quanto mai attuale, se riferito alla difficile realtà di questi mesi. Noi apparteniamo a quelle generazioni di fortunati Occidentali che, negli ultimi 75 anni, hanno vissuto il più lungo periodo di pace e benessere economico della Storia dell’Uomo. E a noi è capitata una prova dura, cui la nostra prolungata serenità, non ci aveva preparati. E’ difficile accettare limitazioni di libertà personali, di movimento, di lavoro, di acquisto ma è questo che serve per battere il nemico invisibile che ci tiene sotto scacco. Pensavo da tempo che la nostra Civiltà all’acme del suo sviluppo fosse logora, che avesse dimenticato l’etica, se non quella del profitto, che fosse popolata da odiatori, giudici, calunniatori  nascosti  dietro i social, che fosse sorda alle richieste di sostegno provenienti da più parti, orfana delle grandi figure intellettuali e politiche del ‘900, dei riferimenti religiosi e familiari, intenta solo a rifarsi il trucco di un’apparenza divenuta sostanza, paradossalmente popolata da solitudini perennemente interconnesse, carica di indifferenza ed egoismo. Mi rendevo conto che, come già successo ciclicamente negli ultimi 6.000 anni,  tutto questo potesse solo essere eliminato da un fatto brutto, non che lo augurassi, ci mancherebbe, semplicemente valutavo che le rinascite nella Storia sono sempre avvenute dopo immani catastrofi; onestamente pensavo a guerre, anche se non dirette, che potessero riguardarci in qualche modo, a rivolte sociali dovute al decadimento economico, ma non ad una pandemia. Invece l’insidia più pericolosa era piccola qualche decimo di micron e da arroganti padroni del mondo e della natura, non l’abbiamo saputa valutare.

Sociologi, Psicologi, Antropologi del Globo intero stanno facendo studi, analisi, si librano dall’alto delle loro conoscenze facendo previsioni  su come saranno l’Uomo e la società del post-Covid: chi avrà ragione? Forse tutti, molti credono di avere la verità in tasca; quel che so, osservando dal mio limitato cono di visuale di cittadino normale, è che dopo saremo di sicuro diversi, con meno certezze e arroganza accumulate da decenni di tranquillità, dovremo guardare in faccia una realtà difficile, alla quale non siamo abituati. Insomma saremo stati piegati da un microscopico essere vivente, che ha esposto le nostre fragilità personali, economiche, sociali con una semplicità disarmante. Persino le grandi potenze commerciali hanno dovuto sottostare alle sue logiche e, non lo ammetteranno mai, ne hanno avuto terrore. Avevamo bisogno di fare reset nelle nostre società industrializzate, basate sul consumismo fine a se stesso, di riappropriarci delle cose che davvero contano, ma non era comunque questo il modo. La maggiore lezione che dobbiamo imparare, è che la nostra arroganza tecnologica e scientifica è stata vinta da poche basi azotate e qualche proteina, composti di una piccola vita cieca, stupida ma capace di mettere in ginocchio il sistema-mondo, perchè la Natura con le sue forze evolutive e la sua carica di vita, continua ad essere la padrona, non possiamo ancora vincerla e piegarla totalmente. Così è stato e facciamone tesoro. Presto finirà e avremo visto cose nuove, ci saremo messi alla prova e dovremo riorganizzare le nostre vite, il lavoro, l’economia e lo Stato, ma ci riusciremo, l’Uomo ci è sempre riuscito, anche quando non era così evoluto. Ho sempre avuto fiducia nelle nostre capacità, che ci hanno fatto percorrere milioni di anni di evoluzione per arrivare sin qui. Ne usciremo vivi, malconci, umiliati, ma ne sono convinta, migliori.

8 Aprile 2020/da user-pannunzio
Tags: epidemia, Società, uomo
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