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Il tema del “dubbio” permea tutta la nostra esistenza. Chi di noi, infatti, a vario titolo o in diverse circostanze, non è stato mai in preda al pensiero che una determinata azione si sarebbe potuta compiere in modo diverso e che, quindi, i risultati di quella azione sarebbero stati, con molta probabilità, assolutamente diversi. Chi di noi non ha avuto il dubbio di essersi sbagliato nell’emettere ( anche solo a se stesso) un giudizio su una persona, perchè, poi, magari la realtà dei fatti gli ha dimostrato che quella persona era completamente diversa. Sono pochi gli individui che non si lasciano prendere dal dubbio, che pensano di aver compiuto sempre la scelta giusta, di non essersi mai sbagliati quando, trovandosi di fronte a due strade, ne hanno imboccata una piuttosto che un’altra.
Il dubbio è, secondo me, sinonimo di intelligenza, è il verbo noéin, tipico del pensiero greco, il quale vedeva una sostanziale continuità tra il pensiero e l’essere, ovvero il fatto che il soggetto pensante faccia parte, proprio in quanto pensante, di una totalità, di un orizzonte di realtà.
“… Sono infatti la stessa cosa pensare ed essere” (frammento 6 Diels-Kranz)
Recita il frammento del poema sulla natura di Parmenide.
Al di là delle diverse interpretazioni date a questo frammento ( ed ai conseguenti dubbi su cosa Parmenide intendesse!), appare evidente che per i Greci
il pensiero non sia qualcosa al di fuori del mondo, ma sia piuttosto qualcosa di molto concreto, l’espressione dell’essere del mondo. Anche la dottrina delle idee di Platone, non intende dare origine ad un dualismo secondo il quale le idee rappresentino un principio trascendente ma, mi pare, voglia fare delle idee il fondamento del mondo, la maniera, cioè che ci permette di percepire il mondo per quello che è. In questo modo esiste un principio che ordina il chaos in kosmòs.
E se, esercitato il dubbio, ci accorgiamo di aver commesso un errore, che sarebbe, cioè, stato meglio, agire in modo diverso?
Anche in questo caso ci viene in soccorso il pensiero greco: l’errore è una particolare asimmetria tra il pensante e la realtà con cui è in rapporto, per cui possiamo affermare o negare cose che sono o non sono, a seconda dei casi, anche se per i greci esisteva una preminenza dell’essere sul pensiero, e, nel caso in cui si riconosca un errore, è il soggetto pensante che si deve adeguare all’essere, alla realtà, che si impone al pensiero.
I sensi, a detta di Platone potevano trarre in inganno, ma questo non impediva all’uomo la possibilità di conoscere la verità “vera” del mondo. il fatto che i sensi potessero ingannare, non pregiudicava in alcun modo la conoscenza della verità del mondo.
Saltando il pensiero cristiano, secondo il quale il dubbio è l’espressione del divario incolmabile tra la limitatezza umana e l’immensità divina, l’uomo moderno è un uomo che dubita. Dubita, anche se la condizione di dubitare è scomoda, anche se vorremmo delle certezze, vorremmo lasciare il minimo spazio alla possibilità dell’errore. E, in questo caso, va in soccorso all’uomo la rivoluzione scientifica.
La matematica, da un lato, è inconfutabile, è certa, ma Cartesio fa del dubbio il suo “cavallo di battaglia”, il dubbio diventa il suo punto di forza: dubitando di sapere, in realtà, si arriva al sapere. Il suo dubbio non riguarda solo le cose palesemente false, ma anche quelle apparentemente vere, perchè possano essere affermate con cognizione di assoluta veridicità.
E noi, oggi, siamo figli di Cartesio? A volte, mi viene da dire, figli illegittimi , quando rimaniamo ancorati alle nostre certezze, non le mettiamo in discussione, quando un discorso fatto con un’altra persona non ha la funzione di un vero e proprio “dibattimento”, di un ascolto, ma di voler affermare, a tutti i costi, la nostra opinione, che è la nostra superiorità.
Assistiamo a ciò già da molto tempo, quando, con prepotenza, si afferma la propria opinione senza lasciare alcuno spazio al dubbio. Quando, insomma, si dimostra stoltezza più che intelligenza. E lo stiamo vedendo, purtroppo, in questi giorni, in cui la sofferenza del dubbio attanaglia tutti e questo spesso porta anche gli esseri senzienti ad affidarsi a chi, esperto nel settore, dovrebbe saperne più di loro. Purtroppo, questa non è l’epoca del “sapere” , ma, spesso, l’epoca della Tuttologia e della improvvisazione. Chiunque può dire ( e praticamente ovunque) qualsiasi cosa su tutto, anche in un momento delicato come questo, in cui appare sempre più evidente che la rete, nata come tecnologia di aiuto alla diffusione del sapere e della conoscenza, sta diventando, invece, mezzo di diffusione di un dubbio molto lontano da quello greco, perchè non appare, a parte rari casi, in grado di chiarire, ma riesce ad esprimere per lo più ignoranza.

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