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Quando si valica quel confine, spesso labile e sottile, che divide la dimensione dell’umanità e da ciò che appartiene al disumano, a volte può essere  davvero difficile poter tornare indietro, anche quando lo si è superato una sola volta. Cosi è accaduto, secondo me, nella mattinata di un mese di maggio come questo, ancora contraddistinto dall’emergenza Covid, quando il Comune di Torino ha deciso di dare una sistemazione ai senzatetto che, da giorni ormai, dimoravano davanti a Palazzo Civico. La loro era una protesta decisa, per far sentire la loro voce nei confronti della decisione, presa dal Comune di Torino, di sfrattarli una decina di giorni fa  dalla struttura che li accoglieva, in piazza d”Armi, denominata ‘Emergenza Freddo”.

In un periodo di lockdown prima, in cui il motto è stato  “restiamoacasa”, e di timida ripartenza poi, nella cosiddetta Fase 2, sono presenti ancora persone, soprattutto nelle grandi realtà urbane, che una casa non ce l’hanno e forse l’hanno mai avuta in vita loro. La Croce Rossa aveva in affidamento il piano emergenza del container-dormitorio presente in piazza d”Armi, dove la situazione stava diventando sempre più critica per gli ospiti, anche a  causa del pericolo rappresentato dal possibile contagio da Covid 19.

Così la scelta da parte del Comune di Torino di dare loro una sistemazione, andata poi a cadere sulla struttura di Torino Esposizioni, di cui è rimasto soltanto più uno sbiadito ricordo della gloria che rappresentò, a partire dalla sua consacrazione quale parte essenziale  dell’Esposizione internazionale delle Industrie e del Lavoro, che si svolse a Torino nel 1911.

Ora questa struttura, a pochi passi dall’ingresso del Parco del Valentino, vicino ai campi sportivi e all’area giochi per i bambini, reca, al suo interno, uno strato di polvere che è testimone dell’abbandono di anni, è priva di servizi igienici funzionanti e di un numero sufficiente di brandine che possano soddisfare tutte le persone ospitate. Qui i senzatetto, che ora un tetto lo hanno (anche se si può definire tale solo da un punto di vista apparentemente materiale, ma non in termini di umanità e dignità della persona ), dovranno rimanere fino a quando non sarann effettuati loro i tamponi, che ne possano accertare la negatività.

Aveva pienamente ragione, secondo me, il grande drammaturgo inglese George Bernard Shaw nell’affermare che “il peggior peccato contro i nostri simili non è l’odio, ma l’indifferenza: questa è la vera disumanita‘”.

L’odio, in fondo, è un sentimento, seppur negativo, che implica una partecipazione dell’individuo, mentre l’indifferenza implica distacco e freddezza,  due componenti che possono ferire a morte  il prossimo. In questo periodo di emergenza Covid l’indifferenza, secondo me, sta serpeggiando all’interno della nostra società, minando le basi; ancora più  grave risulta quella che stanno dimostrando alcune amministrazioni cittadine, come in questo caso.