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Figli dell’epoca

Che ti piaccia o no,
i tuoi geni hanno un passato politico,
la tua pelle una sfumatura politica,
i tuoi occhi un aspetto politico.
Ciò di cui parli ha una risonanza,
ciò di cui taci ha una valenza
 in un modo o nell’altro politica.

Wislawa Szymborska

Giorni concitati, letteralmente e metaforicamente febbrili. Gianni dovrebbe essere a Kazan, ad insegnare in un seminario programmato, come molti altri, ormai tre anni fa. Spensieratamente. Michela è rientrata in anticipo da un giro di presentazioni del suo ultimo libro. Stanno saltando i prossimi seminari all’estero, programmati molto tempo fa senza alcuna preoccupazione, saltano i seminari della scuola di specializzazione. Dobbiamo trovare modi diversi di insegnare e imparare. Saltano le normali attività cliniche, nel Servizio di Salute Mentale e nel Centro Clinico per la psicoterapia accessibile Mattia Maggiora. Saltano le supervisioni in gruppo e le riunioni di équipe.  Salta ciò che fino a ieri, anzi, fino a poche ore fa, davamo per scontato. Sì, perché i bollettini medici e della sicurezza arrivano e cambiano gli scenari in un arco temporale che si misura in ore, addirittura in minuti, non più in giorni. Salta lo scontato, che ci limitava e sosteneva senza bisogno di pensarci. Il terreno si scuote, si terremota. 

Scriviamo e comunichiamo perché sentiamo la necessità di farlo, una necessità che ci comprende e ci travalica. Un modo per esprimere le voci del campo e per sentirci, per toccarci, almeno virtualmente. Avvertiamo in questo una responsabilità, innanzitutto per i nostri pazienti e allievi, con i quali viviamo questo momento, ma anche per una comunità più vasta, che arriva a comprendere tutto il genere umano. Vogliamo così tessere, o almeno imbastire, un supporto narrativo che crei fili – anche solo in aria o nell’etere – per cucire e tenere insieme le risonanze affettive che altrimenti resterebbero caotiche. Desideriamo creare una possibilità perché i vissuti sedimentino e possano maturare in memorie non solitarie, idiosincrasiche, ma condivise e rintracciabili. Tentiamo di tessere una personalità sociale, per raccogliere vissuti che altrimenti rischiano di restare schegge individuali, senza aggancio, senza terreno, senza tenuta. Sconvolgenti. Il panico è un affetto soverchiante, per definizione non contenuto da quella cerniera fra individuale e sociale che chiamiamo personalità. Non è con-tenuto, e utilizziamo il verbo nel doppio senso di tenere-con-l’altro e di essere tessuto-che–tiene. Narrare e condividere crea forme, invisibili ma profondamente efficaci, per tenere-insieme e insieme-durare. Il terreno fertile è il terreno comune. Da sempre narriamo a questo scopo.
E il nostro modo di esprimerci è quello di connettere esperienza e teoria. Ancora una volta troviamo conferma e inquadramento alla nostra esperienza nelle teorie già costruite. Teorie a loro volta provenienti dall’esperienza, in uno slancio e una pressione circolari.

Per esprimere quello che sentiamo e vediamo in questi strani giorni di coronavirus ci appoggiamo a due lavori, diversi ma complementari.