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La nostra alimentazione non è, evidentemente, solo l’atto di nutrirci, ossia di fornire al nostro organismo una certa quantità di calorie, diversificata per ognuno di noi, in base al sesso, all’età, alla struttura fisica, all’attività lavorativa e al movimento fisico che si pratica o meno per lavoro o per sport, insomma al nostro fabbisogno calorico, ma risente di molte variabili, che, a volte, diventano indipendenti dalla nostra volontà. Se, infatti, introdurre in bocca un cibo rappresenta un atto volontario, spesso all’ origine di questo atto si instaurano meccanismi che prescindono dalla sola volontarietà, quando ad esempio, l’individuo si trova a vivere una condizione per lui estremamente stressogena. Lo vediamo soprattutto in questo periodo, in cui la paura del contagio da Covid-19 sta scardinando molte delle nostre certezze. C’è chi, predisposto alla ossessività ed alla fobia, evita le relazioni sociali anche nell’ambito della sua famiglia, vedendo nell’altro un possibile persecutore. C’è chi, invece, si sente costretto tra le quattro mura, e questo non sempre è collegato al reale spazio abitativo che si ha in casa. Lo stress che, comunque, tutti noi, chi in un modo, chi nell’altro, stiamo vivendo, ha modificato profondamente il nostro stile di vita. E’ evidente che un eccessivo e cronico livello di stress mentale, come quello odierno, in cui non si ha idea di quando finirà, possa influire negativamente sull’equilibrio della secrezione ormonale. Questo, evidentemente, non è riconducibile a vere e proprie patologie endocrine, ma è il risultato di alterazioni parafisiologiche, solitamente transitorie, ma da non sottovalutare.
Analizzando cause ed effetti di uno stato di stress cronico, possiamo notare come alcuni disturbi dell’umore colpiscano sempre più persone, appartenenti a fasce di età, le più disparate. Questo è un dato non solo endocrinologico, ma anche antropologico, perchè, se è vero che all’animale basta soddisfare i bisogni primari, come nutrire se stessi, riprodursi e procacciare cibo per i cuccioli, l’essere umano è decisamente più complesso, in quanto quello che è sufficiente agli animali a lui non basta più e tra le sue necessità vitali rientrano anche emozioni e sentimenti, il mancato soddisfacimento dei quali comporta la liberazione di ormoni e neurotrasmettitori tipici dello stress. Questo può determinare sintomi depressivi, ansiosi, ma anche alterazioni del comportamento alimentare, soprattutto in chi è maggiormente predisposto a questi disturbi. Ad alcuni di noi sarà capitano di notare che sotto stress si avverte come la sensazione di un nodo in gola e di avere lo stomaco chiuso, che assaggiare un cibo che pure ci piaceva molto, ci provoca un senso di disgusto, ad altri che lo stomaco si apra, invece, più del solito e che quasi tutti i cibi possano diventare appetibili. Entrambe rappresentano delle forme di compensazione allo stress. La prima, il rifiuto della condizione stressogena, che comporta anche il rifiuto di qualsiasi cosa entri dall’esterno, cibo compreso. La seconda, una forma di compensazione con il riempimento tramite il cibo del vuoto interiore che lo stress sembra causare. Questo che, ripeto, entro certi limiti è uno stato fisiologico, può sfociare, in chi è particolarmente predisposto, a degli scompensi nel comportamento alimentare, con delle forme anoressiche restrittive, di rifiuto quasi assoluto del cibo e delle forme bulimiche o di alimentazione incontrollata, nelle quali ingurgitare grandi quantità di cibo in modo incontrollato, sembra saziare, ma solo apparentemente. una voragine che invece è insaziabile.
Come fronteggiare e cercare di ridurre lo stress? Sicuramente un ruolo fondamentale è rappresentato dalla “comunicazione” terapeutica della propria forma di disagio. Dico terapeutica perchè il disagio può essere comunicato a chiunque, ad un membro della famiglia, ad un amico, ad un confidente, ma ciò che cambia, in una comunicazione terapeutica, è la “restituzione” di quanto viene detto da parte di chi è specializzato per accogliere empaticamente quella sofferenza e decodificarla, darle un senso.
Da un punto di vista più strettamente medico esiste una correlazione tra stress ed alti livelli di cortisolo caratteristici di chi è tendente all’ipersurrenalismo o è ipercorticalico, cioè produce quantità eccessive di cortisolo a causa dello stress cronico.
In questo caso un regime dietetico antistress si prefigge due finalità: interferire con la secrezione ormonale dei mediatori potenzialmente nocivi (se in eccesso, come il cortisolo), e cercare di ridurre gli effetti indesiderati da essa provocati.
Nel caso della bulimia senza condotte di eliminazione o in quello del disturbo da alimentazione incontrollata, la predisposizione all’aumento ponderale, con conseguente sovrappeso o obesità, comporta complicazioni tra cui nelle forme più gravi, la sindrome metabolica.
In caso di stress cronico e conseguente ipersurrenalismo, bisognerebbe cambiare le proprie condizioni di vita (lavoro, situazione familiare e rimuovere i vari stressors, laddove fosse possibile. Purtroppo, nella maggior parte dei casi questo non è possibile ed allora vengono ricercate, a volta prima ancora dell’aiuto di uno specialista, delle forme di autocura dello stress come l’abuso di sostanze alcoliche, ad esempio, che non fa altro che peggiorare il quadro clinico.
Ma l’ormone responsabile dello stress non è solo il cortisolo, non possiamo omettere la prolattina, che ha un influsso iperglicemizzante, glicogenolitico, opposto all’insulina, ma simile a glucagone e catecolamine.
In base ai ritmi circadiani, il cortisolo è fisiologicamente più alto al mattino per poi ridursi gradualmente entro il pomeriggio. In un soggetto stressato, il livello sarà ancora più elevato del fisiologico, con conseguente tendenza all’innalzamento della glicemia già a digiuno e alla difficoltà di crescita o recupero muscolare (se il soggetto pratica sport).
Al cortisolo, inoltre, si attribuiscono due azioni diametralmente opposte sul tessuto adiposo: aumento della lipolisi e aumento della liposintesi. In pratica, in determinate circostanze facilita la mobilitazione dei grassi e in altre ottimizza l’accumulo di adipe, soprattutto nella fascia addominale, determinando la tipica conformazione androide.
In definitiva, cosa fare in condizioni di stress che determinino un aumento eccessivo dell’appetito? Sicuramente un regime dietetico che preveda restrizioni caloriche eccessive può essere controproducente ed insostenibile da molti, soprattutto da coloro che tendono alle abbuffate, che possono rappresentare una compensazione ad una dieta troppo rigida. Iniziare la giornata con una colazione a base di carboidrati sarebbe l’ideale, perchè non determinano i picchi di insulina causati dagli zuccheri semplici, ma questo è in genere meno accettato da chi soffre, invece, di forme anoressiche, nelle quali i carboidrati sono praticamente banditi dalla dieta, assieme agli zuccheri semplici.
Sicuramente è importante eliminare o ridurre al minimo l’assunzione di bevande nervine, come il caffè o il the, o il fumo di sigaretta, che sembrano, apparentemente, fornendo eccitazione, un aiuto nel fronteggiare l’evento stressante, ma in realtà creano un circolo vizioso, per cui, abusandone, si diventa sempre più nervosi e stressati.