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La psiche in tempi virali. Considerazioni sparse, di Anna Maria Pacilli

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“Il destino mescola le carte e noi giochiamo”.
A. Schopenhauer

Il destino è, indubbiamente, più crudele per alcuni, perchè hanno in mano le carte peggiori. Altri hanno certe buone ma non sono capaci a giocare. Riuscire a barare col destino non è, però, cosa umana.
Alla nascita a tutti vengono date delle carte da gioco: l’importante è saperle usare al meglio delle nostre possibilità, anche se non particolarmente fortunate.
Come usarle in una fase delicata della nostra vita, quale è questa? Quanto ci stiamo accorgendo della scarsa importanza che attribuiamo alla nostra salute, che è data, spesso, per scontata, se non quando la stiamo per perdere o, peggio, l’abbiamo già perduta? Una frase fatta, forse, ma non so quanto quello che stiamo vivendo ci aiuterà a cambiare qualcosa della nostra vita.
Una vita fatta di corse, spesso affannose ed inutili.
Le corse per arrivare primi.
Le corse per dimostrare di avere, non certo di essere.
Ma ho fiducia nell’essere umano e per questo spero di sbagliarmi, spero che vedere così da vicino la possibilità di ammalarsi seriamente o, peggio, di morire, a meno di un metro da noi, possa darci la possibilità di recuperare rapporti veri, anzitutto con noi stessi. Recuperare rapporti con la nostra essenza, che non ha bisogno di trucchi, non deve vestirsi di maschere. Non sono quelle che indossiamo in questi giorni a proteggerci dal nostro vero Sé. Dovremmo cercare, “dopo”, di apparire tutti per come realmente siamo, con le nostre fragilità. E’ forse una vergogna ammettere di essere fragili? Raccontare ai nostri figli che abbiamo avuto paura che una infezione virale mettesse a nudo le nostre vite, fino a scuoiarle? Che, chi di noi è ancora in età fertile, ha avuto paura di non poter più soddisfare la gioia di diventare genitore? Che, chi di noi ha figli ancora piccoli, ha avuto paura di non riuscire a trovare le parole giuste per descrivere quest’immenso dolore, senza spaventarli troppo?
Le fasi che hanno caratterizzato i movimenti psichici ( e fisici) di ognuno di noi sono state, probabilmente, molte. Lungi dal descriverle tutte, mi soffermerò sulla prima, quella che ha determinato i movimenti, almeno all’inizio, di molti di noi:
la fase di allarme, rispetto ad un evento improvviso ed avvertito come spaventoso, può determinare la fuga o, al contrario, la paralisi.

Ha determinato, in alcuni casi, l’accaparramento di beni materiali, soprattutto di prima necessità, per paura che non ce ne fossero abbastanza per tutti; la fuga sui treni, ognuno dove poteva andare. Tornare dalla famiglia, oppure semplicemente fuggire. Come se quel nemico invisibile fosse in agguato dietro di noi e, fuggendo, lo si potesse evitare. In realtà, una fuga così sconsiderata e motivata dal meccanismo di evitamento di una probabile infezione ( correndo il rischio di portarla con sé altrove), maschera spesso un tentativo di fuggire dai nostri fantasmi interiori, dalle nostre paure che, invece, rimangono ben salde a renderci immobili nel confronto con noi stessi, confronto che, invece, dovremmo scuotere e farlo ogni giorno. E’, però, nella nostra economia psichica, decisamente più comodo attribuire il pericolo ad un agente esterno: un virus derivante da un errore umano di sperimentazione, perchè sfuggito al controllo dell’uomo, oppure creato in laboratorio, oppure, chissà, una microparticella naturale che, però, sta stravolgendo le nostre vite. Non voglio entrare anche io nella ricerca delle possibili cause, perchè questo non mi compete.

La paralisi di fronte al pericolo,  a questo, come ad altri nemici del passato, ha reso altri di noi immobili, in attesa dell’ignoto. Ora che questo ignoto abbiamo capito che, forse, possiamo evitarlo con i pochi mezzi che abbiamo, lo stiamo accettando, o meglio, siamo rassegnati di fronte alla sua presenza, sperando di poter eludere un contatto con parti di virus troppo grandi per il nostro sistema immunitario, da non poter essere evitate. Sperando che quell’RNA estraneo non entri a massacrare il nostro codice genetico, che non sia il nostro vicino di casa od uno sconosciuto, a portarcelo dentro.

La convivenza forzata e prolungata con membri della nostra famiglia che credevamo di conoscere ed, invece, non conoscevamo affatto, ci rende ancora più vulnerabili. Consapevoli, ma vulnerabili. Ogni giorno che passa corrisponde per ognuno di noi ad una fase di riequilibrio: riusciamo a respirare, quindi siamo vivi, Ci misuriamo la temperatura ed è sufficientemente bassa.
La fase successiva la vedremo domani.

31 Marzo 2020/da user-pannunzio
Tags: psiche
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