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Sono abbastanza vecchio da ricordare certi inverni gelidi degli anni 40 e 50. Negli ultimi decenni, inverni simili non ne ho più visti. Detto con altre parole, fa più caldo, e non solo qui: non per niente il termine in uso è “riscaldamento globale”. Negli stessi decenni è diventato possibile campionare  e analizzare l’atmosfera dei secoli passati, conservata negli strati profondi dei ghiacci polari (secoli, ed anche millenni). Su uno dei dati analitici si è appuntata l’attenzione dell’umanità generando vaste ricadute politiche, movimenti di piazza, millenarismi, sconvolgimenti industriali, finanziari e geopolitici e discussioni sia tra quelli che sanno (nei laboratori di ricerca), sia tra quelli che non sanno (nelle aule parlamentari, nei caffè e salotti): il dato è il contenuto in CO2 (anidride carbonica) dell’atmosfera fossile. In particolare, ora sappiamo che negli ultimi tre secoli il tenore in CO2 dell’atmosfera è passato (arrotondando) da 300 a 400 ppm. Abbandoniamo il “ppm” (= parti per milione) per qualcosa di più usuale, togliamo un po’ di zeri, e diciamo che il tenore è aumentato da tre parti su diecimila a quattro su diecimila.

Allora, ecco il ragionamento: gli ultimi tre secoli sono quelli durante i quali l’Uomo, con la Rivoluzione Industriale, ha cominciato a bruciare  combustibili fossili (quindi, ossidare composti di carbonio) introducendo CO2 nell’atmosfera; ma CO2 è un gas a effetto serra; quindi è l’uomo che ha determinato l’effetto serra e con esso il riscaldamento globale. Post hoc, ergo propter hoc. Ovviamente, gli studiosi hanno argomenti più sottili, ma il discorso corrente è questo, ed è di un drammatico semplicismo. Il sistema “clima” è condizionato da una micidiale complessità di fattori, a cominciare dall’effetto di altri gas serra compreso il più importante, il vapore acqueo; poi, tutta una serie di “retroazioni” (feedback), sia positive, sia negative, legate a fattori diversi, quali albedo, nuvolosità, variazioni di sink quali il plancton oceanico, tanto per citarne alcuni importanti. Infine, il più importante di tutti: le variazioni dell’apporto di calore solare. Valutare la enorme complessità di questo sistema è alla portata (oltre che di Greta Thunberg, naturalmente) di una élite di specialisti che non sono d’accordo tra loro, sottoposti a grandi pressioni in  relazione alla dimensione degli interessi coinvolti. In effetti, c’è stato, anni addietro, almeno un caso di disonesta gestione dei dati. Parlo di disonesta gestione, non di rendere il dato più “sexy”, tipo “dammi i dati e dimmi quello che ti piace, ci sono tanti modi di costruire un diagramma”.

Col che, vengo al punto. Su questa tematica, si è ormai creato un “pensiero unico” per effetto del quale chi fa un discorso come il mio è bollato o come un deficiente a tendenza criminale (se è “uomo della strada”), o come un servo delle multinazionali (se è uno del mestiere). L’imbroglio più comune è mettere nello stesso mucchio quelli che negano il riscaldamento (personalmente, non ne conosco nessuno) e quelli che ne contestano l’origine antropica o la considerano indimostrata (posizione di molti rispettati studiosi). Quando ero ragazzo, questo tipo di imbroglio lo chiamavamo “buttarla in cagnara” (forse era un gergo milanese).

L’acme dell’intolleranza si raggiunge quando il nemico è bollato odiosamente come “negazionista”, col che viene messo sullo stesso scaffale di Goebbels e di quelli che insultano la senatrice Segre. Voilà, il gioco è fatto. Unica vittima, la civiltà.