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Una delle derivazioni etimologiche della parola “amore” è a-mors, dove, tra le altre, la lettera a è alfa privativo: l’amore è ciò che ci preserva dalla morte. Esiste ancora oggi un amore che abbia la potenza dell’immortalità, e che ci aiuti a credere nella immortalità se non dell’anima, almeno del sentimento? Appare difficile trovarlo in un mondo odierno dove tutto è destinato alla distruzione, anzi all’autodistruzione. Gli amori vengono consumati in fretta, nella caducità dell’attimo e sono, per lo più, destinati a scomparire, così come velocemente sono comparsi. Magari si “conquista” l’altro e lo si lascia tramite un sms, o, ancora più modernamente, con un whatsapp. Non c’è il confronto, non c’è l’ammissione di una responsabilità, probabile o certa, nella fine di un rapporto. Una relazione del genere, costruita in un modo così transeunte reca in sè il germe della fine, non della crescita. Non una lacrima per un addio, e se viene versata, deve essere fatto di nascosto, non “vis a vis”. La debolezza del sentimento non è ammissibile. Al massimo dell’espressività si utilizzano le “emoticons”, spesso soggette a più di una interpretazione. Lasciare il dubbio, seminare incertezze, sfuggire dalle sicurezze che sono diventate insicurezze: questo appare il nostro mondo. Un mondo in cui, nostro malgrado dobbiamo vivere ed adattarci, in parte, anche se non è nelle nostre corde. Un mondo che va di fretta, in cui un amore lascia il posto ad un altro “amore” che neppure meriterebbe di essere chiamato con questo nome, ma continuiamo ad usarlo ed abusarlo a discapito del sentimento vero, che ormai siamo rimasti in pochi, pochissimi, a provare. Ma, si sa, i termini altisonanti sono di effetto. Un amore così concepito genera in sé il germe dell’autodistruzione. Ecco perchè mi viene da paragonarlo all’artefatto della tecnica. Un tempo, qualsiasi strumento tecnico, dai cellulari ai pc, dalle lavatrici agli apparecchi TV, si potevano riparare, si riuscivano a trovare pezzi di ricambio e l’oggetto veniva gettato via solo quando non era proprio più utilizzabile. Oggi gli strumenti tecnici sono creati e programmati per avere una fine già prestabilita, sono creati per autodistruggersi in un certo tempo. Le leggi di mercato ci impongono questo: non vale la pena aggiustare qualcosa, perchè ripararla costerebbe quasi più che comprarla nuova. Ed allora la si ricompra. Ma come la mettiamo con l’amore?Anche gli amori ( per fortuna non tutti, come gli oggetti), sono destinati ad autodistruggersi: nascono ma a scadenza. il “per sempre” è diventato quasi impronunciabile e comunque, se pronunciato, non ha la valenza del passato. Si mette in conto, certo, che un sentimento possa anche finire, ma che una relazione debba essere chiusa con un click sulla tastiera o tramite un messaggio, senza un confronto faccia a faccia, mi pare indecoroso per un essere umano, denota codardia e non solo. Questo è il nostro modo odierno di uniformarci alle masse, il nostro modo odierno di comunicare tramite uno schermo che sembra proteggerci dal dolore che si provoca e si prova, comunque, nel dire “addio”.