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Essere nel nostro tempo: possibilità o condanna?, di Anna Maria Pacilli

Le 9 Muse

Lungi da me parlare di cosa è il tempo. Mai potrei permettermelo visto che neppure Agostino sapeva spiegare cosa fosse. Più che del tempo in sé come fenomeno, vorrei spendere qualche parola sull’inquietudine che può provocare il suo scorrere, ma anche sulla felicità del tempo che rimane fermo, per gli amanti, nel loro amore. Perchè il tempo può inquietare? Perchè lo sentiamo scorrere, a volte, implacabile sulle rughe del nostro viso, sui volti dei nostri cari. Perchè passa e ci avvicina sempre più alla fine. Se pensiamo a questo, la vita ha come risultato la morte, che è senza tempo. Dopo la morte il tempo diventa eterno. Allora, in questo senso, la morte potrebbe sembrarci un porto sicuro. Dopo di lei non potremo più temere lo scorrere del tempo. Il tempo è “malato” quando è vissuto nella malattia, è “morto” non solo quando è vuoto di cose, ma anche quando ci approssima alla fine dei nostri giorni. L’egocentrico teme la propria morte, perchè conscio che finirà di attrarre l’attenzione su di sé. L’altruista teme la morte degli altri, di coloro che ama, perchè la morte segna la fine del tempo che si potrà vivere assieme, anche se si dice che chi si ama continua a vivere, dopo la morte dentro di noi. Pensiamo ad una madre o ad un padre che perde un figlio per una grave malattia o per un incidente: il tempo di quei genitori si ferma a quell’istante. Non c’è più tempo per un bacio, un abbraccio, per fare delle cose assieme. Finisce il tempo dell’amore. Le malattie psichiatriche più gravi alterano la percezione soggettiva del tempo: il dolore mentale è vissuto in un tempo che sembra eterno, fisso al sintomo e irremovibile da esso. Il tempo del soggetto depresso è l’esempio di quanto per lui sia faticoso vivere. Il tempo diventa eterno, ancora prima della morte, perchè il depresso ha la sensazione di non saper fare più nulla, di non sapersi muovere nel tempo, e per questo prova un acuto senso di colpa.
Il tempo dell’anoressica si ferma al momento del pasto: preferirebbe che non arrivasse mai quel tempo. E’ un tempo fisso alla sua malattia. Il tempo della bulimica scorre voracemente: sembra non bastare mai per consumare tutto il cibo che ella ha a disposizione.
Il tempo del soggetto schizofrenico sembra non esistere: come è lui chiuso a qualsiasi relazione, è chiuso anche alla relazione con il tempo.
Un qualsiasi tipo di relazione ha bisogno di tempo per costruirsi e rafforzarsi nel tempo. e l’amore? E’, spesso, l’incontro di due fragilità, di due delusioni, che si rafforzano l’un l’altra, nel tempo.
Il tempo dell’amore, allora, diventa il tempo dell’attesa: l’amante e l’amato vivono in attesa dell’altro. Quando, poi, si decide di sposarsi, ci si promette che sarà per sempre, ma in quel caso il tempo può essere ingannevole. O forse sono le persone ad ingannare il tempo e se stesse.
Il fenomeno del sogno inganna il tempo e lo spazio in cui ci troviamo, che possono diventare completamente altro da quelli che viviamo da svegli. Il tempo della speranza e della volontà è anche quello che muta, perchè non sempre ci sentiamo in grado di sperare o di volere, ma è quello il tempo che dobbiamo volere e dobbiamo sperare, pur nella nostra fragilità.
Cosa vale il tempo che si passa da soli, magari, in modo non voluto, se pensiamo che, invece, il tempo che trascorrono insieme due persone che si vogliono bene, il tempo che vive assieme una famiglia che si ama, è un tempo che sembra avere più spazio. In questo caso la somma del tempo che si trascorre bene in compagnia ci sembra avere una durata più estesa del tempo che si trascorrerebbe in solitudine.

28 Febbraio 2020/da Redazione
Tags: Filosofia, Letteratura, Società
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https://www.pannunziomagazine.it/wp-content/uploads/2020/02/tempos.jpg 208 242 Redazione http://www.pannunziomagazine.it/wp-content/uploads/2020/01/Intestazione-Centro-Pannunzio.png Redazione2020-02-28 20:05:182020-02-28 20:05:19Essere nel nostro tempo: possibilità o condanna?, di Anna Maria Pacilli
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