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Sono passati 75 anni da quel 30 gennaio 1945, quando il Parlamento Italiano, piuttosto in ritardo rispetto ad altri Paesi europei e non, approva l’estensione del diritto di voto anche alle donne. Non che quello agli uomini fosse così tanto precedente, fu la Legge Giolitti del 1912 ad estendere ai maschi di almeno trenta anni, o in età compresa tra i ventuno e i trenta che avessero almeno il reddito di 19 lire al mese e la licenza di quinta elementare, la possibilità di votare (bisognerà aspettare il 1918 perché ogni limitazione legata la censo venga rimossa). In realtà di estenderlo anche alle donne, solo qualche pallido tentativo, ma anche a causa della situazione politica successiva; durante il Fascismo la figura femminile venne concepita solo come appendice dell’uomo e le donne, considerate inferiori per intelletto e capacità, avevano dignità sociale solo come mamme, sorelle e fattrici di italici combattenti.  Il suffragio universale diviene infatti realtà dopo anni di dure battaglie e di sporadici tentativi di allargare anche alle donne la libertà di votare ed essere votate.

Questo appunto accade con l’approvazione della proposta di legge del 30 gennaio 1945, votata dal consiglio dei Ministri. Non si creda che l’estensione del voto alle donne sia stata unanime, anzi fu discussa come ultimo argomento all’ordine del giorno e incontrò l’opposizione di Liberali, Azionisti e Repubblicani. Il 1 febbraio 1945 venne emanato il decreto legislativo luogotenenziale n. 23, che conferiva il diritto di voto alle italiane che avessero almeno 21 anni. Le uniche donne ad essere escluse furono le prostitute schedate che lavoravano al di fuori delle case, dove era loro concesso di esercitare la professione.

Fatta questa premessa storica, qualche giorno fa la questione del suffragio universale è tornata all’attenzione della cronaca per la dichiarazione di Alba Parietti a Stasera Italia, programma di approfondimento politico di Rete 4, secondo cui in Italia l’istruzione debba essere il discriminante per consentire ai cittadini di poter votare o meno. Grande il clamore sui Social, come sempre schieratisi a favore e contro, che ha scatenato insulti e acclamazioni.  Purtroppo da qualche tempo si assiste alla delegittimazione del suffragio universale: ricordo che questo è il principio secondo il quale tutti i cittadini di età superiore ad una certa soglia (normalmente la maggiore età), senza alcuna restrizione sociale o biologica (sesso, reddito, cultura, istruzione, etnia ecc), hanno il diritto di elettorato attivo e passivo. Dunque, possono eleggere i rappresentanti politici, essere eletti tali e possono votare i referendum. Quello che non viene considerato dai sostenitori di una o dell’altra fazione, è che le implicazioni del suffragio universale sono state tali e tante, da aver contribuito sostanzialmente all’evoluzione e al progresso dell’economia e della società italiana. Soprattutto all’affermazione dei diritti sociali, quelli che oggi si vorrebbe nuovamente attenuare. Non secondaria la questione se estendere il voto agli emigrati e agli stranieri residenti in Italia, quindi argomenti di grande pregnanza.

Mi sembra evidente che occorra coesione e vigilanza sulla salvaguardia di uno dei baluardi fondamentali della nostra democrazia, vieppiù attaccata da ogni dove e, mi sembra, cosa incredibile, in pericolo…