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Luogo: Anfa Hotel, lungomare di Casablanca, costa atlantica del Marocco.

Tempo: gennaio 1943

Evento: Conferenza di Casablanca, organizzata in gran segreto per pianificare la strategia europea degli Alleati contro l’Asse nazifascista durante la Seconda Guerra Mondiale.

Protagonisti: Franklin Roosevelt, Presidente degli Stati Uniti, Winston Churchill, Premier del Regno Unito, Charles de Gaulle, futuro presidente della Francia libera, il celebre Generale statunitense Eisenhower e le loro rispettive delegazioni.

Tra non pochi contrasti e frizioni interne, gli Alleati giunsero ad una prima decisione: l’invasione dell’Italia, definita da Churchill “il ventre molle dell’Europa”. E pensare che solo qualche anno prima quest’ultimo definiva Benito Mussolini come “il più grande statista contemporaneo”. Le strane alchimie della politica.

La visione della Campagna d’Italia in futuro dividerà Churchill e Roosevelt, ma a Casablanca i due concordarono su una formula che, pronunciata dal Presidente americano, suona come un verdetto inappellabile: “unconditional surrender”, ossia, resa incondizionata dell’Italia.

Collezionando disastrose sconfitte su tutti i fronti dopo la sua entrata in guerra, il Duce dell’Italia incolpò e mandò in pensione forzata il Maresciallo Badoglio, uno dei suoi “cavalli di razza” sul fronte bellico. Ma alcuni atti della Conferenza di Casablanca, allora classificati segretissimi, dimostrarono nei primi anni Novanta che quella storica conferenza diede il là a molti contatti segreti tra i Servizi inglesi e alcune personalità italiane, tra cui Pietro Badoglio, per rovesciare il regime di Mussolini sostituendolo con un governo militare. La cosa allora appariva impensabile, visti il terrore e la morsa ferrea in cui il Duce e i suoi gerarchi tenevano il paese, ma sorprendentemente è proprio quello che accadde meno di sei mesi dopo la Conferenza di Casablanca, quando Mussolini venne insolitamente messo in minoranza, in una burrascosa notte tutt’oggi piena di zone d’ombra, in quello che sarebbe passato alla storia come “l’ordine del giorno Grandi” del Gran Consiglio del Fascismo e che decretò la fine dell’era fascista. Quella notte Mussolini avrebbe potuto tranquillamente arrestare, vedi uccidere, i gerarchi “traditori” che lo avevano messo in minoranza, ma non lo fece. A parte la vasta letteratura delle ipotesi avanzate sul perché, la vera verità non ci è ancora dato conoscerla. Di fatto Mussolini venne arrestato il giorno successivo uscendo da un colloquio con il Re d’Italia e il potere venne affidato proprio al Maresciallo Badoglio, il militare.

A latere della Conferenza di Casablanca, Churchill e Roosevelt incontrarono anche Mohammed 5°, Sultano del Marocco occupato, e promisero lui appoggio politico per ottenere l’indipendenza dalla Francia una volta conclusa la guerra. Lo sbarco degli eserciti alleati in Marocco cambiò non poco le sembianze del paese e introdusse oggetti di costume allora totalmente sconosciuti nel Maghreb come le scarpe femminili con il tacco, la borsa a mano, il chewing-gum, i sigari, il foulard e il trucco femminile (nell’accezione moderna del termine).

I nostri nonni e genitori si ricordano ancora quell’evento storico con il nome popolare marocchino “Darba d-Maricane”, il colpo degli americani. Vi sono state scritte anche delle canzoni.

In un paese che rispetta la sua storia e la sua memoria, l’Anfa Hotel di Casablanca oggi sarebbe un bellissimo museo a testimonianza della location dove vennero decisi i destini del mondo contemporaneo, ma quell’hotel venne stoltamente raso al suolo dai decisori politici marocchini nel 72 nel nome della cementificazione selvaggia che ha deturpato il volto urbanistico della mia città natale.

La stessa fine indiscriminata fecero altri monumenti di inestimabile valore nella città, come l’Arena di Casablanca, il Teatro dell’Opera, cinema, biblioteche, fontane e giardini pubblici, piscine e palazzi storici dove gli stili architettonici ispano-moresco e coloniale si conciliavano armoniosamente. Vestigia che hanno tracciato la memoria di intere generazioni, ma che le giovani generazioni oggi non hanno traccia della loro esistenza. Ma questa è un’altra storia, molto triste. Voilà.