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Quarantine day, le cose che abbiamo perso, di Fiammetta Nuovo

Oggi

Giorno X di quarantena. Le giornate si susseguono e si fa fatica a tenerne il conto.

Ormai l’odore di sé stessi è insopportabile, i pensieri sempre più ossessionati e gli sbalzi d’umore si inseguono incontrollati. Lo sconosciuto che mi abita si aggira per la casa come un animale in gabbia, e il sole che fa capolino è una sfida perduta. Ricordo che avevo un’amicizia al di là del fiume, ripenso spesso a quando i nostri incontri erano ingenui e pieni di immaginazione. Era una buona compagna di viaggio.

Ora fuori dalla finestra la tensione è palpabile, ci sono poche anime disgraziate che si aggirano incuranti del pericolo e dei controlli che si fanno sempre più pressanti. Sembrano uomini grigi, il contorno non pare interessargli.

Li vedo che passeggiano in cattività, sono animali affamati, corrono, si scrutano in lontananza per paura di un attacco, di una goccia di sudore che potrebbe essergli letale. Dobbiamo rimanere sconosciuti, non è solo il corpo ma anche la memoria a subire il contagio, dobbiamo sommergere l’inconscio e sospendere il passato.

Dietro le finestre le persone sono attente come cecchini ad ogni movimento in strada, le maschere fanno trapelare la paura, hanno occhi sbarrati. Il suono delle ambulanze taglia la tensione.  La polizia segreta è a portata di balcone, è il sistema che ti entra dentro e ti modifica. Sembra di essere nella Germania Est quando la Stasi aveva informatori in ogni condominio abitato. Pronti a denunciare per essere messi dalla parte del giusto una volta che la storia avrà tirato le conclusioni. Eroi alla medaglia da pianerottolo.

L’attenzione è al massimo, per non rischiare di essere infettati, per non rischiare di vedere gli occhi di un uomo che muore senza dignità, sentire il suo ultimo rantolo e far finta che sia normale andare avanti.  Non avremmo comunque nemmeno la possibilità di piangere per sempre i nostri morti. Ci va fortuna pure in questo, oggi morire sarebbe lo sgarbo finale e la disgregazione sociale fa sembrare futile ogni tentativo di unione.

La comunicazione è violenza, i mille canali tv vomitano pubblicità incuranti, propongono oggetti da acquistare, posti da visitare, rossetti ed elettrodomestici alla moda. Non abbiamo bisogno di nulla, la verità è svelata. Tutto quello che abbiamo vissuto fino ad oggi è inutile, siamo inciampati sul mito del denaro crollato, l’uomo che si fa da sé, avere una posizione in società, un lavoro stabile, la macchina pulita, l’aspirapolvere ultimo grido non ci difende più, le mille maschere ora non ci confondono. Essere è inevitabile, le costrizioni del nostro esistere, la miseria e la libertà assumono un altro colore.  Come se stessimo sezionando l’anatomia del nostro tempo, Il vuoto di intere generazioni, della nostra infelicità e dell’inettitudine che l’accompagna. Bisogna lasciar andare il vecchio, trovare un nuovo io, un nuovo modo, un nuovo posto dove rimettere insieme i pezzi di quello che siamo stati.

Il progresso, l’individuo sopra ogni cosa, il fine che giustifica i mezzi pur di arrivare primi in classifica. Boom. Esploso.

E poi video, mail, e appuntamenti in videochiamata con migliaia di contatti sconosciuti. La vita è sospesa in un gioco di ruolo on line che continua a mistificare la realtà. Regola numero 1. Non pensare.

La sensazione di annegare, la voglia di scappare diventa tangibile, un mondo nuovo, diverso, dove poter ammirare un paesaggio e condividere le sensazioni e abbracciare l’altro senza pensare che sia un nemico da combattere, è un sogno quel mondo libero ed è un ricordo da reprimere, un accenno fugace di un sorriso sparato in pieno volto, sono lacrime in attesa di cadere.  Il cambiamento fa parte della natura. Tutto cambia ed è inarrestabile e lascia spazio alla malinconia di quello che è stato. Un’illusione. Chi eravamo prima e chi siamo oggi? Quanto tempo siamo rimasti immobili di fronte al reality show delle nostre vite?

Probabilmente un giorno riusciremo a capire che le cose che abbiamo perso in fondo non erano così importanti, che è arrivato il tempo di sigillare quello che è stato e di consegnarlo per sempre a quello che saremo.

28 Aprile 2020/da user-pannunzio
Tags: epidemai
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