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Tito Giraudo, nel suo saggio biografico di Camillo Olivetti, fondatore nel 1908 dell’omonima fabbrica, poi diventata il fiore all’occhiello dell’imprenditoria italiana nel mondo, dedica un intero capitolo alle lettre americane dell’Ingegnere di Ivrea che sono un reportage scintillante di un viaggio fatto come interprete del suo professore: Galileo Ferraris, all’Esposizione Universale di Chicago nel 1892.

Oltre che industriale Camillo Olivetti fu un politico e un giornalista, nessuno meglio di lui poteva inquadrare l’America di fine ottocento. Dalle lettere alla madre, al cognato e alla moglie traspaiono considerazioni politiche, scientifiche, di costume che inquadrano meglio di ogni altra cosa il giovane scienziato socialista.

Pensiamo di fare cosa gradita ai lettori di Pannunzio Magazine, di pubblicare a puntate il capitolo del libro di Tito Giraudo: “La Fabbrica di mattoni rossi ” (Conti editore e Amazon kindle) che ci concede la pubblicazione dell’intero capitolo.