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Strano come le parti si stiano invertendo.

I Leghisti diventano nazionalisti, la sinistra da sempre internazionalista, nelle sue estreme diventa sovranista.

Non ci sarebbe nulla di male in queste posizioni, se fossero prese solo dagli imberbi che da poco si affacciano all’agone politico. In realtà politici e intellettuali di lungo corso, sono diventati come i trapezisti del circo esibendosi in doppi e tripli salti mortali, rigorosamente però con la rete di sotto.

La cosa sarebbe esilarante se non fosse che gli elettori, ma soprattutto i media, li prendono sul serio poiché  anche quando cadono (sempre con la rete), basta saltare un giro (magari come Parlamentari europei) perché tornino a pontificare nei dibattiti televisivi come tante Marie Goretti.

Anche il principale nemico ideologico cambia.

Vi ricordate quando a sinistra ce l’avevano con i padroni, addirittura se un imprenditore era un po’ sinistroso e chiedeva la tessera del PSI o del PCI la negavano. Il bello era che lo scrivevano pure nello Statuto dei partiti.

Oggi i padroni si sono, o li hanno, emendati.

Sono diventati dei “produttori”, quindi speculari ai lavoratori. Tuttavia un nemico occorre pure trovarlo, di conseguenza i nuovi nemici sono le non ben definite multinazionali; la finanza e il globalismo.

L’unico bersaglio sempre di moda è la cosiddetta destr: una cosa sempre più misteriosa e indefinita che di volta in volta viene definita populista, quando l’opinionista di turno è di buon umore, ignorante, negazionista e odiatrice quando i toni si fanno accesi.

Peccato che oggi definire la destra non è facile.

Da quando il populismo è di destra?

Quello del potere al popolo era uno slogan di sinistra, così come le fabbriche ai lavoratori, ma poi la realtà ci ha spiegato che erano tutte balle. Il potere era in mano al Partito e il Partito in mano a nomenclature che ogni tanto partorivano il satrapo di turno, cosa da far impallidire il diritto divino.

Io ho una mia idea sulla confusione tra destra e sinistra.

Visto che in cassa non c’è una lira, la politica invece di dividersi, come sarebbe giusto su come spendere i quattrini dei contribuenti: tra chi li vuole girare verso i servizi alla collettività e chi invece allo sviluppo del lavoro privato; per forza maggiore le divisioni si trasferiscono sui temi dove, per buon senso, occorrerebbe unità d’intenti: l’ambiente, l’immigrazione, i diritti civili, argomenti di largo respiro dove la destra e la sinistra c’entrano come i cavoli a merenda.

Ad avvalorare quello che scrivo, l’esempio lampante è il governo “giallo verde” che si è caratterizzato per due provvedimenti tipici della sinistra: reddito di cittadinanza e quota cento. Ora, i due ex alleati si affannano a stigmatizzare l’uno il provvedimento dell’altro, in realtà ad entrambi stavano bene in quanto miravano al facile consenso popolare, peccato che ci sia stata una sottovalutazione di ciò che pensa veramente la gente, poco propensa all’obolo per i nulla facenti e in più preoccupata, su quota cento, per i conti dell’IMPS, che se andassero ancora di più in rosso non potrebbero garantire nemmeno i non entusiasmanti livelli pensionistici odierni.

Si è salvato Salvini (ma non troppo per cavolate sue), perché i temi dell’immigrazione e della sicurezza, che tra l’altro hanno trovato più di una sponda tra i grillini, danno una facile popolarità poiché gli effetti reali non sono immediati, nel bene, ma anche nel male, potendo contare sull’impossibilità degli avversari di denunciarne gli effetti, in quanto negazionisti dei fenomeni alla base, per opportunismo elettorale.

I 5Stelle sono l’archetipo della paranoia ideologica di questi anni.

Nascono a sinistra negli anni del berlusconismo trionfante, come fenomeno mediatico della TV di Stato, in contrapposizione con quella privata a padrone unico.

Coadiuvati da quasi tutta la stampa quotidiana, dove le redazioni sono ancora imbottite da penne tardo sessantottine. Come non ricordare i comitati di redazione del Corrierone o il quotidiano Partito della “Repubblica” scalfariana che da soli coprivano l’80% dei lettori in tempi in cui si leggeva ancora su carta.

Va detto che dell’antiberlusconismo viscerale non ne beneficiò la sinistra, ormai traghettata da Veltroni nel PD; un Partito che doveva piacere un po’ a tutti ma in fondo piace a pochi.

Soprattutto, non piace all’intellighenzia perché da cortigiani sciocchi di un PCI agli ordini di Mosca, dopo la caduta del Muro di Berlino, invece di sentirsi liberi si sono sentiti orfani con l’aggravante di poter riconoscere il padre, pena il ridicolo.

Fu in questo quadro che nacque il moralismo e il giustizialismo che liquidò la prima Repubblica, salvando solo gli eredi di Berlinguer.

Berlinguer: l’unico politico al mondo che poté fare il moralista perché non informato dei fatti.

Il gioco, poteva anche riuscire, se non fosse stato per la sostanziale pochezza evanescente degli intellettuali post gramsciani: quelli che sono ancora oggi convinti che Gramsci sia stato un grande pensatore e un grande politico, non uno tra quelli che hanno consegnato il Paese nelle mani di quel campione mondiale del populismo, ne di destra ne di sinistra, che fu Mussolini.

Divago sui ricordi storici, perché i guitti televisivi e i pennivendoli parapolitici per combattere uno che oggi possiamo definire a pieno titolo, un abitante della tolkieniana terra di mezzo: il cavaliere dei cavalieri, un mezzo populista, un mezzo liberale: con la gamba sinistra nella dacia di Putin e la destra nel Ranch texano dei Busch, anche lui ne di destra, ne di sinistra, insomma un centrista. Uno però che se gli avessero permesso di governare l’Italia, come ha fatto con Mediaset, forse e sottolineo… forse…qualche vero risultato l’avrebbe anche portato a casa.

Oggi con il senno di poi, possiamo dire che il circo mediatico degli intellò e dei comici che si autodefinivano progressisti, è si riuscito, anche aiutato dall’anagrafe, a liquidare quel Berlusca che essi stessi avevano generato, ma per partorire uno strano neonato, ne bianco, ne nero, ne giallo, in compenso con un quoziente intellettivo un po’ scarso.

Tutto quest’ambaradan per trarre alcune considerazioni:

Vero che i Grillini non sono ne di destra ne di sinistra; in quanto il giustizialismo e l’anti progressismo albergano indifferentemente, sia  a destra, come a sinistra poiché fanno rima con “cretinismo”: anch’esso, ne di destra, e di sinistra, tant’è che tra i 5stelle si profila una scissione un  po’ a destra e un po’ a sinistra.

Che paranoia!

Tito Giraudo

Pannunzio e nel Futuro magazine