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Sia consentito un intervento breve in ricordo di Maria Adelaide Raschini ( Broni 1925 – Genova 1999 ), a proposito della trattazione dell’ idea di “progresso”, sviluppata nel volume “Rosmini e l’idea di progresso” ( Genova 1986 ) e altre opere su Nietzsche e Mann. L’autrice riprende alcune linee della tematizzazione, quale l’assioma “Il negativo non entra nella sintesi”, assioma con cui Rosmini corregge la dottrina hegeliana della dialettica ( tesi- antitesi – sintesi ), imposta come “uniformetto triadico” ( aveva detto Bertrando Spaventa ) su tutta la storia dello spirito umano, dalla società civile all’arte alla religione alla filosofia. In suo luogo, campeggia l’idea di “appagamento” della persona, equilibrio nella “totalità” dello spirito umano  ( da “La società e il suo fine”, in “Filosofia della politica”, di Rosmini, del 1858 ).

L’ “appagamento” risponde al criterio di una “coscienza eudemonologica” anziché al perseguimento del mero “piacere” sensibile, ( in“Apologetica”, del 1840 ), come garanzia e tutela di autentico e “reale” progresso, nel rispetto della “potenza d’origine” della persona (“La società e il suo fine”, cit., L. IV; Maria A. Raschini, op. cit., pp. 28-29 e 67-73 ). Qui lo sviluppo viene inteso come pluralità di forze, campo in cui “entrano in lizza” come in un “arengo” tutte le energie spirituali e morali, la “pienezza umana” senza la quale non ci sarebbe sviluppo ma ristagno, atteggiandosi – le stesse forze e forme spirituali o vitali – come reciprocamente esclusive o unilaterali l’una rispetto all’altra (“ Della sommaria cagione per la quale stanno o rovinano le umane società”, Cap. XIII in “Filosofia della politica”, del 1839, ed. M. D’Addio, Milano 1972, pp. 73-77; Maria A. Raschini, op. cit., pp. 89 sgg. ). E’ il grande tema da “filosofia della storia”, che vichianamente abbiamo anche chiamato “Come fermare il declino delle nazioni”, dalla “Scienza Nuova” del 1725 e 1744; o della sempre possibile “Fine della civiltà”, deprecata dal Croce nel 1946 ( il “fiore che nembo avverso può far scomparire”, mentre il progresso reale è dello “spirito” che riproduce opere più alte ); e, a ottant’anni dalla pubblicazione, del IV Libro di Finnegans Wake, “Il Ricorso”, di James Joyce. In effetti, la Raschini lancia un grido di allarme, a proposito del concetto neoilluministico del “progresso” come moto rettilineo e uniforme, non disdegnando il filone idealistico della moderna teoresi ( Rosario Assunto, Raffaello Franchini ), proprio a proposito della idea di un’ascesa tranquilla e costante, che sarebbe assicurata dal possesso della Dea Ragione, anche se tale certezza era stata già incrinata dal Lessing drammaturgo e filosofo della genesi dello “storicismo” ( cfr. Raffaello Franchini, “L’idea di progresso”, Napoli 1979 e “Teoria della previsione”, Napoli 1964 e 1972, 2^ ed.; Maria A. Raschini, op. cit., pp. 93-97 e 116-119 ).

Il grido d’allarme è, oggi, anche avvertito nella “Genesi  fenomenologia e storia delle categorie costitutive dell’idea di Europa”, come si intitola la Collana di gemme filosofiche pubblicata a cura della stessa Raschini e del direttore di “Filosofia Oggi” e della “Rivista Rosminiana”, Pier Paolo Ottonello ( cfr. i miei saggi, ospitati  nei fasc. X/2, aprile-giugno 1987, pp. 259-273 e LXXI/3, luglio-settembre 1987, pp. 325-330, poi confluiti in “Sant’Agostino e l’ermeneutica del Tempo. Analisi e trasposizioni”, SPES, Milazzo 1988, pp. 87 sgg. ). Rosmini parlava di “metamorfosi delle forme dialettiche”,  criticando ogni pretesa assoluta di “perfettismo”, “frutto d’ignoranza” in una età in cui l’errore è “ravvolto in una forma dialettica più elevata” ( “Introduzione alla filosofia” , alla p. 121 della edizione nazionale delle “Opere” ). E’ degno di nota che, più di un secolo dopo, la “Ecologia profonda” di cui tratta Fritjof Capra, ad es., ne “Il Tao della Fisica”, Adelphi 1989, o nel “Leonardo e la botanica”, Aboca 2017, disegni uno scenario non dissimile, da un lato sulla esigenza di punti di riferimento comuni ed archetipali ( la ciclicità, l’idea corretta di progresso, la forma della spirale, sollevata dal piano fisico a quello di sviluppo storico e spirituale ecc. ), e dall’altro sul grido di allarme per le sorti della civiltà europea. In fondo, la metamorfosi delle forme dialettiche si pone sul percorso che porterà al “bis-pensiero” ( “The Double Think” ) o al “linguaggio capovolto” nel Miniver di “1894” di George Orwell ( Guerra-Pace; Libertà-Schiavitù; Ignoranza- Forza ); come al concetto di “Enantiodromia” ( ‘Lotta dei contrari a precipizio’, o – se si vuole – ‘Corsa dei contrari sull’orlo del precipizio’ ), affisato dalla psicologia analitica di Carl Gustav Jung. Non a caso, Jung è citato dalla stessa Raschini in riferimento al concetto di ‘Anima’ e alla critica dello “specialismo”: tema condiviso con il geniale fisico Erwin Schrodinger e il sociologo e filosofo Ortega y Gasset  ( che parlava di ‘Barbarie del especialismo’, da Maria A. Raschini, op. cit., pp. 15-17 ). Per questa via, oggi più ‘com-plessa’, o ‘tessuta insieme’, nei temi e problemi d’ordine epistemologico e scientifico, “Meglio si comprende la ragione per la quale al progresso conviene come necessaria pertinenza l’attributo di ‘reale’. Proprio il suo carattere immanente, la sua intimità a noi stessi, il suo essere epifania di noi al mondo, costituiscono la salda impalcatura del suo carattere ‘reale’: astratto secondo l’astrattezza può essere soltanto ciò che resta fuori ed è fuori dall’uomo, estraneo secondo una estraneità irrecuperabile, e come tale ‘parziale’ rispetto a una richiesta di compiute relazioni” ( cfr. “La società e il suo fine, in “Filosofia della politica”, cit., pp. 125 sgg.; Maria A. Raschini, prosecutrice di Rosmini e Sciacca, in “Concretezza e astrazione”, Genova 1980, Parte I^, per cui, se la “astrattezza” è caratterizzata dalle note di fredda atomizzazione e parcellizzazione, al contrario il concetto di “astrazione” è categoria tipica del pensare ). A tratteggiare alcune linee di codeste comparazioni ermeneutiche e di civiltà, foriere di autentico “progresso”, sempre drammatico e mai automaticamente o meccanicisticamente raffigurato, ha teso la presente nota in ricordo di Maria Adelaide Raschini, nella prospettiva di un ponte ricostituito tra filosofie dei valori, idealismo storicistico e spiritualismo cristiano. Che è poi quanto testimoniato nei contributi a tutto campo dei 3 volumi, in onore della Raschini, “La Responsabilità della cultura” ( Olschki, Firenze 2010 )

Giuseppe Brescia – Libera Università “G.B.Vico” di Andria